Nefrologo Zaza: “Evitare ritardo diagnostico per ridurre danno renale”
(Adnkronos) – "In questo momento storico abbiamo la necessità in campo nefrologico, delle malattie renali croniche, ma anche in quelle sistemiche, di implementare un percorso che consenta di arrivare alla diagnosi nel minor tempo possibile. Dobbiamo evitare il problema dei 'late referral', cioè della presa in carico dei pazienti, nella rete nefrologica, sia territoriale che ospedaliera, di primo, secondo, terzo livello, in ritardo. Un ritardo diagnostico e, di conseguenza, un ritardo terapeutico sono un grande problema. La rete nefrologica deve funzionare, si deve ottimizzare l'inserimento rapido del paziente per poter agire quando le tempistiche sono atte per ridurre il danno renale". Lo ha detto Gian Luigi Zaza, direttore Uoc di Nefrologia, dialisi e trapianto, Policlinico Umberto I di Roma, in occasione della chiusura nella Capitale, in piazza Mastai, di 'CL3AR', la campagna di sensibilizzazione di Sobi Italia, con il patrocinio dell'associazione pazienti progetto Ddd Ets e delle società scientifiche Fir, Sinepe e Sip, per aumentare la conoscenza sulla salute dei reni e sulle patologie renali rare dell'adulto e del bambino e promuovere la diagnosi precoce. "Per migliorare la tempestività della diagnosi e per avere una maggiore consapevolezza della malattia renale – continua Zaza – è importante che si attivi tutto un sistema che parte dall'informazione corretta del paziente sulle conseguenze di una non solo errata, ma non tempestiva diagnosi. Deve essere informato sulla necessità di entrare nella rete nefrologica territoriale e centrale, quindi ospedaliera, nel tempo migliore e di quelle che sono attualmente le nuove possibilità diagnostiche, le nuove pipeline terapeutiche che si stanno aprendo e che rappresentano un notevole cambio di paradigma. Abbiamo a disposizione armi diagnostiche che fino a qualche anno fa non avevamo – evidenzia l’esperto – Rispetto al passato, quando la diagnosi è precoce e ben fatta, abbiamo armi molto più efficaci sia nel paziente adulto che nel paziente pediatrico". Oltre a spostarsi "verso una medicina sempre più personalizzata e sempre più molecolare – sottolinea Zaza – stiamo imparando anche a lavorare su target terapeutici specifici con l'utilizzo, per esempio, dei farmaci che agiscono sul sistema del complemento e degli Sglt2 inibitori, farmaci di nuova concezione. Prima si fa la diagnosi, prima si inizia con un trattamento nelle fasi iniziali della malattia e abbiamo la possibilità di rallentare la progressione del danno renale sia negli adulti che nei pediatrici di decenni. È estremamente importante – rimarca – cambiare il passo e inserire il paziente il prima possibile in una rete efficace di diagnostica e trattamento nefrologico". "Le patologie renali sono spesso asintomatiche, non danno segnali della loro presenza – chiarisce il nefrologo – È quindi necessario fare screening di popolazione, avere a disposizione degli strumenti diagnostici predittivi poco costosi, efficaci e che devono essere estesi a tutta la popolazione. Una di queste è sicuramente l'Acr (rapporto albumina/creatinina urinaria, Ndr), cioè la valutazione della proteinuria e della presenza delle anomalie urinarie che è facilmente eseguibile: basta un esame delle urine o prelievi ematici semplici, poco costosi come il dosaggio della creatinina e la valutazione del filtrato glomerulare. Questi test sono da eseguire periodicamente non solo nella popolazione ad alto rischio, come cardiopatici, diabetici, dismetabolici, anziani". A tale proposito, "stiamo attivando molti programmi insieme alla medicina del lavoro e di igiene – precisa Zaza – per avere uno screening di popolazione diretto e indiretto che ci permetta di intercettare precocemente il danno cronico". In questo aspetto è fondamentale anche il "ruolo dell'informazione con l'utilizzo degli strumenti come Internet e tutte le piattaforme social. Tra qualche anno, queste patologie rappresenteranno una delle principali cause di mortalità della popolazione – ribadisce l’esperto – La diffusione della malattia renale cronica è progressivamente in aumento e fra 10-15 anni raggiungerà le prime 5 posizioni come danno di popolazione. Un individuo su 10 in una situazione di diverso grading di danno renale ha delle problematiche nefrologiche che devono essere investigate. Ben venga – conclude – lo studio di queste patologie nell'ambito di programmi di screening di popolazione".
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