‘The Voice Senior’, si riparte il 9 ottobre: dal format alla novità Fiorella Mannoia, come sarà l’edizione 2026
(Adnkronos) – "La padrona di casa è sempre accogliente, noi siamo divertenti. Il pubblico da casa avverte leggerezza, sente da vicino le storie dei concorrenti, percepisce serietà e comicità. È questa la ricetta di The Voice Senior”. Parola di Clementino, veterano tra i coach del talent show condotto da Antonella Clerici, che torna venerdì 9 ottobre in prima serata su Rai1. E la ricetta, a quanto pare, non è cambiata: leggerezza, musica e storie. 'The Voice Senior' non è soltanto una gara tra talenti: è il racconto di vite, di passioni rimaste a lungo nel cassetto e di sogni che, anche dopo i 60 anni, possono ancora trovare un palco. Lo raccontano bene le parole dei protagonisti della nuova edizione, incontrati alla presentazione stampa del programma, prodotto dalla Direzione Intrattenimento Prime Time in collaborazione con Fremantle Italia. La voglia di ricominciare è tanta e quest'anno, accanto a Rocco Hunt, Clementino, Arisa e Nek, c'è una new entry destinata a portare tra le celebri poltrone rosse esperienza e storia: Fiorella Mannoia, definita da Arisa “l'imperatrice della musica italiana”, che prende il posto di Loredana Bertè. Mannoia si è inserita bene nella squadra. “Ci conosciamo tutti da tanti anni. Mi sono sentita a casa”, racconta. E definisce 'The Voice Senior' un programma “leggero”, ma anche “delicato”. Delicato perché qui, a differenza di altri talent, nessuno si sta giocando il proprio futuro professionale. Ed è proprio questo a cambiare le regole del gioco e il compito dei giurati. "Noi nelle mani non abbiamo il futuro di nessuno", spiega Mannoia. “Sono tutte persone che hanno altri lavori, che hanno fatto un'altra storia, un'altra vita, ma che hanno questa passione e magari se la portano dietro da sempre”. Per loro, arrivare davanti a una telecamera e cantare al microfono in una trasmissione televisiva è già un traguardo. Ed è qui che si trova il cuore pulsante di 'The Voice Senior': la voce, per i coach, arriva prima di tutto. La storia, invece, accompagna il pubblico e diventa presto lo scheletro dell'esibizione. A raccontare questo meccanismo è Antonella Clerici, padrona di casa e “traghettatrice” del programma fin dalla prima edizione. Il format rimane invariato: i concorrenti arrivano alle ‘Blind Auditions’ con un repertorio di canzoni tra cui scegliere e si esibiscono davanti ai coach, che ascoltano di spalle. “È una cosa che mi intriga sempre: io conosco tutto dei concorrenti, perché li incontro prima della performance, mentre i coach sono completamente ignari. Ogni tanto faccio anche il tifo”, ammette Clerici, “perché conosco la loro vita personale”. Da una parte il pubblico, che entra nelle storie dei concorrenti. Dall'altra i coach, chiamati a giudicare solo ciò che sentono. E quando tutte le poltrone si voltano, che succede? “È qui che entrano in scena le celebri ‘arringhe’ dei giudici, pronti a contendersi il talent e a convincerlo a entrare nella propria squadra. Un momento in cui la sinergia tra i giudici lascia spazio alla competizione ma anche a una sana dose di ironia e complicità. E quest'anno la squadra si arricchisce proprio grazie a Fiorella Mannoia. Alcuni concorrenti, quelli che entreranno nel suo team, avranno infatti l'opportunità di cantare con lei, nella serata dei duetti. Per i giudici, la presenza di Mannoia è un vero valore aggiunto. “È come una mamma che racconta una favola. Fiorella è un arricchimento”, dice Clementino. La forza del programma, come racconta anche Clerici, sta nella sintonia ormai consolidata tra la giuria. La padrona di casa si dice orgogliosa dei suoi coach, soprattutto perché, a suo giudizio, “non sono mai banali”. “Io li ascolto perché poi sono come una spettatrice”, racconta. “A parte la loro conoscenza musicale, che a vari livelli e in età diverse è eccezionale, non dicono mai banalità. Ogni volta che li ascolto penso: “Guarda che domanda intelligente”, oppure “Guarda che cosa hanno pensato”. Sono anche molto originali nelle loro disamine”. Anche quest'anno ci saranno due strumenti capaci di cambiare il destino di un concorrente: il tasto ‘Blocco’, che impedisce a un altro coach di scegliere un artista, e la ‘Seconda Chance’, che permette a ciascun giudice di far esibire nuovamente, in una puntata successiva, un concorrente che non è riuscito a convincere nessuno al primo tentativo. Una possibilità particolarmente apprezzata dai coach, perché può capitare che sia l'emozione a giocare un brutto scherzo, o che semplicemente sia stata scelta la canzone sbagliata per quella sera. I concorrenti portano sul palco brani che appartengono a epoche diverse, riportando alla luce testi e musiche ormai lontane dalle classifiche di oggi. “C'è tanta cultura e tanta preparazione”, sottolinea Nek. E Rocco Hunt, il più giovane tra i coach, racconta quanto sia stimolante anche per lui scoprire nuovi pezzi di storia musicale. Arisa, invece, nota in questa edizione una particolare presenza della musica country, anche nel ricordo della recente scomparsa di Dolly Parton. Per Arisa, però, il valore del format va ben oltre la gara. “In questi tempi in cui conta più apparire che essere, noi valutiamo l'arte attraverso quello che ci dà emotivamente. Non guardiamo la forma, l'estetica, se sono belli o brutti. È l'essenza quella che vediamo in questo programma. Quindi The Voice è estremamente democratico”. Ecco perché il format rimane invariato. Perché al centro non c'è la costruzione di un personaggio, ma solo una voce che vuole essere ascoltata. E questo funziona e arriva dritto nel pubblico da casa. Al termine della quarta e ultima puntata delle ‘Blind Auditions’, i quattro coach dovranno selezionare i 24 concorrenti, sei per squadra, che accederanno al ‘Knock Out’. Soltanto tre concorrenti per team arriveranno alla ‘Finale’, dove la parola passerà al pubblico da casa. E sarà proprio il pubblico a decretare la voce vincitrice della nuova edizione di The Voice Senior.
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