Weber rispolvera la “Ced”: cos’è quel progetto del 1952 che (secondo lui) salverebbe l’Europa anche dall’Afd
(Adnkronos) – “Un mercato unico degli armamenti, strutture di comando congiunte, droni europei, satelliti europei, così strettamente collegati che nessuno potrà mai disfare questa cooperazione”. A lanciare con urgenza la proposta di rendere la Difesa europea comunitaria tanto quanto l’Euro è stato il presidente del Partito popolare europeo Manfred Weber. Il leader del Ppe, dall’Europarlamento, ha rispolverato un “cimelio” che molti credevano chiuso in una teca per sempre: il trattato della Comunità europea di difesa (Ced). Per Weber, l’unica soluzione è riattivare l’idea di un esercito sovranazionale per contenere non soltanto le minacce esterne, ma anche i timori politici interni al continente.
Un mega esercito tedesco in mano all’Afd?
A scatenare la riflessione del leader dei popolari è stato il saldo posizionamento nei sondaggi di Alternative für Deutschland (Afd), il partito di estrema destra tedesco. Vincitore alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, l’Afd ha riaperto i timori circa l’ipotesi di un riarmo autonomo della Germania. Molti cittadini, ha osservato Weber, guardano con ansia all’eventualità futura che forze armate tedesche fortemente potenziate possano finire un giorno sotto il controllo di un ministro della Difesa autoritario dell’Afd. Pur precisando che non si tratta dello scenario attuale, la sintesi politica del ragionamento è chiarissima: per la sicurezza dell’Europa è decisamente meglio costruire un esercito europeo integrato piuttosto che rischiare di trovarsi con un mega esercito tedesco svincolato da controlli comunitari.
Ma cos’è esattamente la Ced e perché torna d’attualità?
Per Weber, la strada è già tracciata nella memoria storia del Vecchio Continente. La Comunità europea di Difesa è stato un trattato d’avanguardia firmato nel 1952 dai sei Paesi fondatori – Francia, Italia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo – su impulso di padri costituenti come Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman. L’obiettivo dell’epoca era proprio quello di inglobare le truppe tedesche appena ricostituite all’interno di un unico comando sovranazionale con bilancio comune e controllo politico affidato a un’assemblea europea, evitando che la Germania riacquistasse una piena e autonoma sovranità militare. Il progetto, tuttavia, si è arenato nel 1954 quando l’Assemblée Nationale francese lo bocciò per timore di perdere sovranità e per le difficoltà di controllare le forze tedesche. Il “no” francese, però, non ha licenziato il trattato che tecnicamente conserva un’anomalia giuridica unica: non è mai stato formalmente “denunciato” o “annullato” con un atto internazionale, rimanendo a tutti gli effetti un “trattato dormiente” pendente negli archivi del diritto internazionale. Weber e diversi giuristi evocano questo precedente storico per dimostrare che l’Europa possiede già la cornice ideale per costruire una difesa collettiva.
“La Difesa come l’Euro”
È qui che si insidia l’idea di impedire a singole nazioni o fazioni radicali di smantellare l’alleanza, con una ricetta che consiste nel rendere la difesa europea del tutto “irreversibile”, ricalcando lo stesso meccanismo che ha blindato la moneta unica. Come oggi nessun politico nazionalista può ipotizzare l’uscita dall’euro senza trascinare il proprio Paese nel fallimento economico, così l’apparato militare deve essere saldato attraverso un mercato unico degli armamenti, comandi congiunti, droni e satelliti europei legati da vincoli strutturali impossibili da sciogliere: “Nessuno, nemmeno il nazionalista più duro e puro, può uscire dall’euro senza rischiare un fallimento a livello nazionale. Ed è esattamente ciò di cui la difesa ha bisogno ora”. L’urgenza di uno scudo sovranazionale è resa ancora più stridente dal paradosso dei numeri. L’Unione europea arriva infatti a spendere per la difesa ben 6,4 mila miliardi, una cifra persino superiore a quella mobilitata durante la crisi dei missili di Cuba, ma il risultato continua a essere una somma di ventisette “eserciti bonsai” incapaci di fare deterrenza. Una debolezza insostenibile di fronte alle provocazioni del presidente russo Vladimir Putin, testimoniate dal recente missile caduto vicino al confine polacco, dal drone abbattuto in Lituania e dalle violazioni dello spazio aereo in Romania.
Garantire la democrazia e l’esempio dell’Ungheria
Questa spinta alla protezione delle istituzioni arriva dopo il messaggio centrale pronunciato a chiusura del discorso Soteu 2026 dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. “La data del 12 aprile resterà a lungo nella nostra memoria: il giorno in cui il popolo ungherese ha preso il proprio futuro nelle proprie mani, ha scelto la democrazia e ha scelto l’Europa”. Per von der Leyen, la sconfitta politica di Viktor Orbán ha consentito lo sblocco di miliardi di investimenti europei e rimarcato come la difesa della democrazia non è un destino ineluttabile, ma una scelta. Rispolverare la Ced per trasformare quel vecchio progetto nella promessa di una pace duratura rappresenta, secondo Weber, la sola vera garanzia per proteggere il continente e la grande opera politica da minacce politiche di questo tipo.
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