Centrosinistra verso le elezioni, oggi la Direzione Pd: prima tappa verso il tavolo per il programma
(Adnkronos) –
Sembra avvicinarsi il momento del tavolo del programma del centrosinistra in vista delle elezioni 2027. Il Pd, che oggi alle 11 terrà la Direzione, ha fissato l'assemblea nazionale per domenica 18 ottobre alla Nuvola all'Eur. Lo stesso giorno Avs presenterà i punti programmatici a Roma. Una serie di passaggi, una volta consumati, che dovrebbe portare al momento del confronto sulle priorità programmatiche per le prossime politiche. Dopo Nova i 5 Stelle sono pronti, ripete Giuseppe Conte da giorni. "Noi siamo pronti da mesi", dice Nicola Fratoianni. Oggi il Pd in Direzione farà il punto sui dossier realizzati in questi mesi, a partire dalla campagna di ascolto dem che ha visto diversi appuntamenti tematici in tutta Italia dedicati a lavoro, scuola, sanità, sicurezza. Insomma, ognuno ha fatto il suo e il tavolo potrebbe quindi aprirsi. Ma quali forze politiche saranno chiamate a farne parte? Mercoledì nella riunione della segreteria Pd con Elly Schlein si è parlato del tavolo del programma e del perimetro di quel confronto. Per i dem il programma va scritto con tutti: Pd, M5S, Avs e anche le forze moderate e centriste. "Per me – risponde Fratoianni- , cosa ho detto 1000 volte'' il tavolo si fa ''con tutti quelli che sono interessati e determinati a costruire un'alternativa a Meloni. E' il programma che definisce il profilo e il perimetro della coalizione, sono le cose che decidiamo di fare come priorità che definiscono chi converge su quelle cose". Conte, sollecitato dai cronisti alla Camera, risponde con una battuta: "Tavolo con i centristi? Al tavolo siamo tutti 5 Stelle…", scherza diretto a pranzo con i suoi. Il leader M5S però ieri un messaggio lo ha recapitato agli alleati. "Io ho dichiarato la disponibilità sin dall'inizio a valutare la possibilità di un nome terzo, autenticamente progressista e competitivo, rispetto a quello dei leader. Ma non c'è stata la disponibilità a valutare questa strada, la proposta è stata rifiutata e oggi abbiamo di fronte le primarie. Saranno divisive? Dipende da come le interpretiamo tutti. Bisognerà lavorare con pazienza con fatica, perché questo non avvenga", ha detto Conte parlando alla presentazione di un libro con Fratoianni. Avs non fa mistero di essere scettica sulla via delle primarie. Ma l'ipotesi del terzo nome, federatore o papa straniero non è mai tra le opzioni messe sul tavolo dai vertici Pd. I dem ricordano che Schlein ha sempre proposto due strade per la scelta del leader: o il leader del partito più votato o le primarie. Su centristi e primarie lo "snodo" sarà la legge elettorale, dicono dal Nazareno. Se passa la riforma del centrodestra ci sarà l'indicazione del candidato premier e quindi bisognerà decidere come farlo. E sul fronte centrista c'è la questione delle firme. Quelle forze che non sono già presenti in Parlamento, come Progetto Civico di Alessandro Onorato, con la nuova legge dovranno raccoglierne ben 6000 firme a collegio per un totale di circa 300mila, una cifra enorme. Tra i centristi solo Casa Riformista di Matteo Renzi non avrà bisogno di raccoglierle perchè ha già gruppi parlamentari. Le altre formazioni dell'area – da Più Europa con Riccardo Magi, a Progetto Civico fino alle esperienze di Ernesto Ruffini e Vincenzo Spadafora – potrebbero attendere l'esito dei ricorsi alla Consulta sulla legge elettorale, già annunciati, e vedere se sarà ritenuto incostituzionale l'innalzamento della soglie per le firme. Oppure sarebbero esentate dalla raccolta se si presentassero in un'unica lista con Casa Riformista. Ma al momento un accordo politico di questo tipo non c'è. Sollecita Andrea Orlando: "E' giusto dare una possibilità al centro, è giusto aspettare che si organizzino, ma non all'infinito". Anche perchè ci sono nodi da sciogliere al tavolo del programma. E quello più divisivo è rappresentato dall'invio di armi in Ucraina. Goffredo Bettini ha avanzato una proposta. "Se si avvia un percorso vero, pattizio e di tregua, nel corso di esso è del tutto legittimo e opportuno sostenere la parte dell'Ucraina ancora libera, con armi difensive: che impediscano, nel corso della trattativa, ulteriori danni al popolo ucraino". Potrebbe essere la base per un accordo nel campo progressista? Per Conte non sembra esserlo. "Bettini invoca un ruolo diverso per l'Europa che non sia quello di una pattuglia di Volenterosi che porta avanti una guerra per procura. Serve una svolta", su questo ''io sento il mandato di una parte larga dei cittadini che chiede un cambio di passo. Aiutare l'Ucraina sì, ma non con le stesse modalità avute fin qui, con l'invio di armi, se vogliamo essere interpreti di una svolta negoziale''. Quindi no alla proposta Bettini sulle armi difensive? ''Non puoi essere interprete di una svolta continuando a inviare armi come sempre", risponde il leader M5S.
Dalle parti dei riformisti Pd poi l'uscita di Bettini non viene presa in considerazione. Scrive Filippo Sensi sui social: "Leggo che i nostri dotti, medici e sapienti si stanno lambiccando per trovare la formula più ipocrita possibile per convincere gli alleati più vicini a Vannacci sull'Ucraina. Chiamatele Eugenio, le daremo". Le armi, si sottintende. Per i riformisti il sostegno a Kiev è la linea rossa e lo ripeteranno anche domani in Direzione. Spingerete per primarie a doppio turno e magari la candidatura di Giorgio Gori alle primarie? "Vedremo, quello che conta è che il Pd le vinca".
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