Pa, Perrini (Cni): “Da ingegneri impegno per applicazione Codice contratti pubblici”
(Adnkronos) – "Il Cni continua ad impegnarsi, attraverso incontri istituzionali, audizioni e attività di confronto presso le sedi competenti, con particolare riferimento ai Ministeri della Giustizia e delle Infrastrutture e Trasporti, per monitorare l’applicazione del Codice dei contratti pubblici e proporre le modifiche necessarie alla luce dell’esperienza applicativa". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. "In tale contesto – afferma – partecipiamo attivamente ai principali organismi e tavoli di confronto istituzionali; il Cni è rappresentato nella Commissione di monitoraggio istituita presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici ai sensi dell’art. 1, comma 13, dell’Allegato I.9 del Codice, organismo che ha recentemente contribuito all’emanazione delle Linee guida per la gestione informativa digitale delle stazioni appaltanti e degli enti concedenti; partecipa al tavolo di lavoro promosso dall’Anac per la predisposizione del Bando tipo relativo all’affidamento dei Servizi di ingegneria e architettura e ha sviluppato un costante confronto con Consip sulle procedure di gara e sui numerosi strumenti di acquisizione che interessano direttamente i professionisti dell’area tecnica". "Il Cni – sottolinea – partecipa ai tavoli ministeriali per l’aggiornamento dei criteri ambientali minimi, con particolare riferimento ai settori dell’edilizia, delle infrastrutture stradali e della pubblica illuminazione, contribuendo alla definizione di strumenti normativi che coniughino sostenibilità ambientale, qualità progettuale e fattibilità tecnico-economica degli interventi. Obiettivi prioritari del Consiglio nazionale restano la limitazione del ricorso all’appalto integrato e all’accordo quadro quale modalità ordinaria di affidamento, il monitoraggio degli effetti del subappalto a cascata, una maggiore chiarezza nella disciplina della revisione dei prezzi e della gestione delle riserve in fase esecutiva, nonché la valorizzazione del ruolo del responsabile unico del progetto, anche sotto il profilo delle responsabilità, delle competenze e del riconoscimento economico. Particolare attenzione stiamo dedicando all’attuazione dei processi di digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici e alla diffusione delle metodologie di gestione informativa digitale, finalizzata a garantire il miglioramento della qualità progettuale, nonché trasparenza ed efficienza nella realizzazione delle opere pubbliche".
Equo compenso: "Ingegneri in prima linea per revisione Decreto parametri"
"Il Cni prima del progetto di riforma della disciplina degli ordinamenti professionali si è da sempre impegnato nella proposta di revisione del cosiddetto Decreto parametri ai fini della determinazione dei corrispettivi posti a base di gara; nell’ambito della Rete delle professioni tecniche, propone di rendere coerenti i parametri di determinazione del compenso con la riduzione da tre a due dei livelli di progettazione e con gli adempimenti imposti dal Codice e dal Decreto correttivo. Intendiamo proseguire nell’azione finalizzata all’adozione, da parte del ministero della Giustizia, del Decreto parametri oltre che sollecitare l’applicazione del principio dell’equo compenso nel rapporto tra il professionista e la committenza privata. Ci impegniamo – infine – a continuare a prendere parte alle attività dell’Osservatorio sull’equo compenso istituito presso il Ministero della Giustizia".
"Sì a certificazione competenze esperto in transizione digitale"
"Nella direzione di valorizzare la figura dell’ingegnere, il Cni si sta adoperando per promuovere, attraverso l’Agenzia Certing, la certificazione delle competenze dell’esperto in transizione digitale ai sensi della norma Uni 11621-7:2024". "Non possono però – sottolinea – non essere evidenziati alcuni limiti strutturali quali la complessità delle procedure, nel caso di Transizione 5.0 attivata nel 2025, e un orizzonte temporale ridotto non in grado di consentire la capacità di programmazione delle imprese. Per il 2026 sono stati previsti 5 distinti passaggi e comunicazioni presso il Gse. Se questi strumenti incentivano la transizione digitale, un ulteriore sforzo dovrebbe essere fatto per incentivare la transizione energetica, con meccanismi più semplici di quelli vigenti nel 2025". "Continueremo ad essere interlocutore del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nella realizzazione di piani per lo sviluppo industriale del Paese, proponendo azioni migliorative alle politiche di intervento varate", aggiunge.
"Serve indice nazionale recuperabilità e valore strategico immobili censiti"
"Il Cni non può che essere favorevole al Piano casa che mira a valorizzare il patrimonio pubblico come infrastruttura sociale e urbana, da tutelare e restituire a una funzione abitativa, integrandola nelle politiche di rigenerazione urbana; non può comunque esimersi dal segnalare che l’importo di 10 miliardi per 100.000 alloggi corrispondente a un valore medio dell’ordine di 100.000 euro per alloggio appare sottostimato se si considera che lo stato di degrado del patrimonio è piuttosto avanzato tanto da necessitare spesso di demolizioni e ricostruzioni. A tale proposito riteniamo necessaria l’introduzione di un indice nazionale di recuperabilità e valore strategico degli immobili censiti, che governi le priorità d’intervento". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico ancora Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. "Il Piano casa – spiega – introdurrebbe così un metodo nazionale di governo tecnico del patrimonio pubblico allocando le risorse finanziarie in modo efficace ed efficiente. In questa prospettiva, la ricognizione degli immobili di proprietà pubblica non redditizi e non in uso da destinare a progetti di edilizia sociale, prevista all’art. 3, comma 3, del decreto-legge ed affidata al Commissario straordinario entro trenta giorni dalla nomina, dovrebbe trasformarsi in una classificazione tecnico-prestazionale del patrimonio pubblico, fondata su criteri uniformi, verificabili e comparabili a livello nazionale. In questa prospettiva, sarebbe opportuno prevedere, a supporto del Commissario straordinario, un Comitato tecnico-scientifico multidisciplinare, distinto dalla cabina di monitoraggio, con funzioni istruttorie, metodologiche e valutative, utili, tra l’altro, alla predisposizione delle linee guida tecnico-metodologiche". Un ulteriore profilo di rafforzamento – fa notare – riguarda la digitalizzazione; il Piano casa dovrebbe prevedere l’obbligo di utilizzare metodi e strumenti di gestione informativa digitale con particolare riferimento all’interoperabilità dei dati, alla gestione del ciclo di vita dell’opera e alla manutenzione programmata". Per il presidente Perrini "fondamentale resta il principio che l’attuazione del Piano casa dia priorità ad interventi di recupero dei centri storici, divenendo in questo modo uno strumento di rigenerazione urbana; è di ogni evidenza che ciò dovrà avvenire in parallelo all’elaborazione di un nuovo Codice dell’edilizia, che segni finalmente il superamento della legge urbanistica n. 1150/1942, non più adeguata alla complessità della società del terzo millennio". "Sollecitiamo il legislatore – insiste – a promuovere, attraverso le nuove norme, una pianificazione urbana non solo focalizzata sulla trasformazione fisica degli spazi, ma su un processo integrato che metta al centro dell’azione pianificatoria la qualità della vita, la limitazione del consumo di suolo, il recupero del costruito, la valorizzazione di tutti gli spazi urbani intorno ai quali si può creare un senso comunitario di appartenenza, la realizzazione di interventi attraverso cui gli spazi siano resilienti ai cambiamenti climatici".
"Innescate dinamiche espansive per settore costruzioni"
"Le politiche incentrate sui cosiddetti superbonus per l’edilizia hanno innescato dinamiche espansive importanti per il comparto delle costruzioni nel periodo 2021-2024, con effetti rilevanti anche sui professionisti del settore dei servizi di ingegneria e architettura. Tra il 2021 ed il 2025 il risparmio energetico conseguito attraverso interventi con Super ecobonus risulta pari a 5,048 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio)/anno. E’ un risparmio ingente, che assume peso strategico ancor maggiore in presenza delle attuali tensioni sul mercato energetico legate ai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. Si stima attualmente che le minori spese energetiche ottenute attraverso gli interventi con superecobonus si traducano in un risparmio di almeno 1 miliardo l’anno per le famiglie italiane". "A partire dal 2024 – spiega – i cosiddetti Superbonus sono stati progressivamente ridimensionati fino ad arrivare ad aliquote di detrazione delle spese pari al 50% per la prima abitazione ed al 36% per le seconde abitazioni. Se questo ridimensionamento è condivisibile, il Paese non può però permettersi di abbandonare o di non avere un piano per il risanamento energetico dei fabbricati, ottemperando alle prescrizioni di cui alla Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici (c.d. Direttiva Epbd)". "Ad oggi in Italia – ricorda – nessuno degli obiettivi indicati dalla Direttiva Epbd è stato raggiunto a cominciare dalla definizione di un Piano organico nazionale, il National building renovation plan (Nbrp) per la ristrutturazione degli immobili che definisca dove e come intervenire al fine di raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico e di minore impatto ambientale. Tale piano avrebbe dovuto essere consegnato in sede europea entro il 31 dicembre 2025, con le strategie per ridurre i consumi energetici primari del 16% entro il 2030 e del 22% entro il 2035. Sul tema delle ristrutturazioni profonde del patrimonio edilizio, sia dal punto di vista energetico che antisismico, manca ancora una mappatura per microzona dello stato degli edifici tale da consentire di definire quali siano le priorità di intervento, in modo da graduare le poche risorse a disposizione".
"Superare contenuto Testo unico edilizia"
"Il Cni in ogni sede ha sostenuto la indispensabile necessità di superare il contenuto del Testo unico dell’edilizia di natura regolamentare, attuativo della legge urbanistica n. 1150, risalente 1942, peraltro oggetto di successive stratificazioni che ne hanno modificato e stravolto la visione complessiva". "Anche in questa sede – avverte – ribadiamo la necessità di un corpus normativo in grado di armonizzare la legislazione urbanistica, edilizia, ambientale e paesaggistica, con uno sguardo al recupero del patrimonio esistente, alla limitazione del consumo di suolo e alla sostenibilità ambientale, con un parallelo snellimento delle procedure di programmazione e controllo, in materia di edilizia, in capo agli enti locali. Continueremo a sostenere la proposta fatta con la Rpt, di istituire una Consulta permanente presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti al fine di procedere rapidamente alla definizione delle nuove norme".
"Aggiornato codice deontologico per disciplinarne uso negli studi professionali"
"Il Consiglio nazionale degli ingegneri, nel mese di giugno 2026, tra i primi Consigli nazionali delle professioni ordinistiche a intervenire sul tema, ha provveduto ad aggiornare il Codice deontologico degli ingegneri italiani, per disciplinare l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale negli studi professionali. La categoria degli ingegneri non si è fatta dunque cogliere impreparata dalle sfide recate dall’IA, definendo obiettivi, modalità, limiti e sanzioni disciplinari legate all’utilizzo di questo formidabile strumento della tecnologia, il tutto garantendo il controllo umano e la prevalenza dell’attività intellettuale dell’ingegnere nell’esecuzione dell’incarico professionale". "E’ intenzione del Consiglio nazionale – afferma – ripartire con l’organizzazione, d’intesa con gli ordini territoriali interessati, di seminari dedicati a ‘Percorsi di etica e deontologia professionale, per illustrare le novità del Codice deontologico degli ingegneri italiani, comprese quelle legate all’Intelligenza Artificiale’. Da due anni il Cni propone, anche tramite la propria Fondazione Cni, nell’ambito delle attività di formazione continua, eventi finalizzati all’informazione ed alla formazione sugli strumenti di intelligenza artificiale applicata in particolare al processo costruttivo, alle attività di sorveglianza della sicurezza nei luoghi di lavoro ed in ambito industriale". "Per il biennio 2025-2026 – sottolinea – ci si è posti l’obiettivo di proporre agli iscritti all’Albo almeno un appuntamento formativo mensile su tali tematiche. In parallelo sono stati avviati seminari dedicati ai più recenti sviluppi della cosiddetta IA agentica, applicabile ai più comuni flussi di lavoro di uno studio professionale di ingegneria, nonché percorsi metodologici per effettuare un’autovalutazione dei fabbisogni del singolo studio professionale. Sarà cura dei singoli ordini professionali creare occasioni di aggiornamento e formazione sui temi specifici dell’intelligenza artificiale anche in collaborazione con Uuniversità e centri di ricerca".
"Centralità Ai rafforza ruolo ingegneri dell'informazione"
"La crescente centralità dell’intelligenza artificiale e della cybersicurezza nella pratica professionale rafforza il ruolo degli ingegneri della informazione". A dirlo il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, intervenendo al 70° Congresso nazionale di categoria. "Attraverso il Comitato C3i-Comitato dell’ingegneria della informazione – spiega – il Cni promuove un’azione di indirizzo e divulgazione sui temi della IA, della cybersecurity e della data governance su due piani distinti: da un lato a sostegno della categoria dei professionisti dell’ingegneria e dall’altro a sostegno dell’azione di interlocuzione e di rappresentanza del Cni nei confronti delle imprese e delle istituzioni". "Proseguiremo – assicura – nel processo intrapreso di chiarimento delle competenze riservate agli ingegneri dell’informazione; riteniamo che, nei settori ad alto rischio sistemico, tali attività debbano essere attribuite e riservate a ingegneri iscritti all’Albo. Ci impegniamo a promuovere percorsi di certificazione delle competenze degli ingegneri impegnati nella protezione delle infrastrutture critiche. "Parallelamente – spiega – riteniamo che le attività di progettazione e validazione dei sistemi di IA ad alto rischio debbano essere presidiate da professionisti dotati di competenza certificata e soggetti a responsabilità disciplinare, secondo lo stesso principio che nel 1925 pose la riserva di competenza a tutela della sicurezza nelle opere di ingegneria. In coerenza con questo indirizzo, ci impegniamo a rafforzare, mediante il Comitato per l’ingegneria dell’informazione, l’azione di indirizzo sulla qualità e l’affidabilità dei sistemi".
"Tecnologia porta soluzioni ma ingegnere deve ridurne rischi infortuni"
“Il dispositivo che segnala al lavoratore l’ingresso in un’area pericolosa può anche ricostruirne ogni spostamento: il confine tra protezione e controllo è sottile. La legge n. 132/2025 chiede che nel lavoro l’intelligenza artificiale tuteli l’integrità psicofisica, la dignità e la riservatezza delle persone, ma a tracciare in concreto quel confine sono le scelte di chi progetta. La tecnologia porta nuove soluzioni e nuovi rischi, e all’ingegnere spetta governarli entrambi verso un solo obiettivo: ridurre il rischio complessivo”. "Per questo – spiega – la sicurezza non può essere una verifica aggiunta a valle, ma un requisito che nasce con il progetto, si tratti di un impianto o di un algoritmo, e che mette la persona al centro della progettazione come del controllo. Porteremo queste domande alla 14ª Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza, il 28 ottobre a Roma, prima tappa del cammino che riparte da Trieste".
"Dalle professioni tecniche contributo alla Protezione Civile"
“Quando un sisma colpisce un territorio, la prima domanda che le famiglie rivolgono alle Istituzioni è se la loro casa sia ancora sicura. A quella domanda rispondono sempre più spesso professionisti iscritti agli Albi, formati e abilitati a valutare il danno e l’agibilità degli edifici. Per dare a questo impegno una forma stabile abbiamo la Struttura tecnica nazionale (Stn): sette professioni tecniche e un unico interlocutore per lo Stato e per i territori. Oggi la Stn conta oltre 6.000 iscritti, quasi la metà dei quali ingegneri. I tecnici abilitati al rilievo del danno e dell’agibilità post-sisma affiliati alla Struttura sono oltre 3.000, presenti in tutte le Regioni, così come ci si era proposti dopo l’esperienza del sisma del Centro Italia del 2016”. "I Campi Flegrei – spiega – sono il banco di prova più impegnativo. Su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile, la Stn ha fornito la larga maggioranza delle squadre impegnate nelle due campagne di analisi della vulnerabilità sismica dell’edilizia privata e ha contribuito ai rilievi AeDES. Dal 5 agosto scorso più di 100 suoi tecnici sono impegnati nel censimento dei danni delle più recenti scosse". "E' su scala locale -avverte – proprio quella conoscenza dello stato degli edifici che abbiamo indicato come premessa di ogni seria politica di prevenzione: i nostri professionisti la stanno già costruendo, edificio per edificio, là dove il rischio è più acuto. Interventi ma anche, ovviamente, prevenzione. Basti citare l’esercitazione nazionale EXE PO 2026 svoltasi lo scorso giugno a Torino Stn". "L’8 ottobre dello scorso anno – ricorda – questo impegno ha trovato un riconoscimento formale nel protocollo d’intesa tra il Dipartimento e la Stn. Il protocollo disciplina l’impiego dei professionisti nel censimento del danno, consente di attivare la Struttura anche per esercitazioni e attività di prevenzione e apre la collaborazione a rischi diversi da quello sismico. Proprio perché funziona, questo modello ha bisogno di condizioni stabili. Nell’audizione dell’8 settembre scorso alla Camera sul decreto-legge n. 144/2026 abbiamo segnalato un problema che riguarda gli iscritti alla Stn che lavorano nella Pubblica amministrazione. Quando sono chiamati per formazione, esercitazioni o censimento dei danni, non dispongono di un permesso specifico e devono ricorrere alle proprie ferie". "Abbiamo proposto – conclude – la promulgazione di una norma che riconosca loro il distacco o l’assenza giustificata, come avviene per altre funzioni svolte nell’interesse generale, e un sistema di rimborsi forfettari per i professionisti mobilitati. Sul terreno contiguo della stima dei danni, nella stessa sede abbiamo chiesto che diventi permanente l’accesso diretto degli iscritti agli albi tecnici al ruolo degli esperti assicurativi catastrofali istituito presso Consap. Il decreto oggi lo consente solo fino al 1° aprile 2028. In pochi anni la Struttura tecnica nazionale si è imposta come un presidio essenziale della protezione civile del Paese".
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

































































































